I vantaggi di un corso di AI per PMI e professionisti in sintesi
- Il numero di annunci di lavoro pubblicati in Italia che richiedono skill di AI è quasi raddoppiato nel 2025
- L’8% delle PMI ha avviato almeno un progetto di AI, contro il 71% delle grandi: senza formazione si rischia un gap di competitività
- Solo le aziende che puntano sulle competenze e ripensano il lavoro possono creare valore con l’AI
- Gli strumenti di AI non sono uguali: ognuno ha un talento specifico diverso
- La formazione interna è la strada più efficace per ridurre lo skill shortage
- Aggiornare le proprie competenze consente di rimanere competitivi sul mercato del lavoro
Nel mondo del lavoro, la richiesta di competenze di Intelligenza Artificiale è sempre più forte. I dati lo confermano: il numero di annunci di lavoro pubblicati in Italia che richiedono skill di AI è quasi raddoppiato nel 2025 (+93%, secondo l’Osservatorio HR Innovation) e ben il 76% delle offerte per profili white-collar ad alta qualificazione cita esplicitamente l’uso dell’AI tra i requisiti per candidarsi. Le organizzazioni hanno ormai compreso che l’Intelligenza Artificiale sarà sempre più pervasiva: non si tratta solo di una nuova tecnologia, ma di una trasformazione profonda, che tuttavia deve ancora delinearsi con chiarezza. Per questo, occorre prepararsi. Conoscerla da vicino e saperla usare in modo maturo e consapevole significa costruire una base solida per affrontare i cambiamenti che verranno, senza farsi travolgere.
Perché PMI e professionisti hanno bisogno di formazione AI
Le grandi aziende stanno trainando, come sempre accade, la trasformazione dell’Intelligenza Artificiale: nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI. Questa percentuale scende all’8% tra le piccole e medie realtà, che sono la base del tessuto industriale italiano e raccolgono una larghissima fetta degli occupati. Senza interventi formativi, il rischio è che si allarghi il gap di competitività con le grandi e grandissime organizzazioni che operano a livello internazionale.
Non basta sapere che l’AI funziona: serve capire come e perché. La consapevolezza è la chiave per sfruttarne i benefici senza subirne i lati oscuri. In mancanza di una strategia chiara e di un piano di formazione, il rischio è quello che i chatbot di AI, tutti disponibili anche in versione gratuita, si diffondano senza controllo nell’organizzazione. Gli ultimi dati disponibili, relativi a 2025, rivelano che il 9% delle PMI utilizza strumenti gratuiti a un ulteriore 9% strumenti pagamento, come Microsoft Copilot, Chat GPT Plus e Gemini Advanced. Sono numeri ancora piccoli, ma destinati ad aumentare. Le aziende devono prendere in mano le redini della trasformazione, che sta portando all’automazione di mansioni e processi, e sta cambiando profondamente molti ruoli.
Uno studio globale realizzato da Accenture (“Talent Reinventors”) rivela che solo il 18% delle aziende riesce oggi a trasformare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale in valore reale: sono quelle che non si limitano a introdurre nuovi strumenti tecnologici, ma puntano sulle competenze e ripensano il modo in cui lavoro e organizzazione evolvono insieme all’AI.
Quali sono i vantaggi di un corso pratico
Non è necessario che tutte le persone diventino esperte di AI, ma è cruciale che abbiano la conoscenza di base che consente di orientarsi nel nuovo scenario. Per questo, la scelta ideale è un corso pratico ed essenziale, fruibile liberamente online e strutturato in video brevi, come quello offerto dalla Digital Management Academy (Intelligenza Artificiale in azione: applicazioni pratiche per lavorare): offre una panoramica dettagliata che aiuta a capire come introdurre l’Intelligenza Artificiale nel lavoro quotidiano. Pensato per piccole imprese e professionisti permette di acquisire le basi sul funzionamento di strumenti AI, Prompting, automazione, etica e rischi. Il corso è tenuto da Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence del PoliMi, e può entrare a far parte dei programmi di Formazione finanziata delle imprese.
“Tutti hanno sentito nominare ChatGPT, Claude, Perplexity, Copilot o Gemini, alcuni dei principali strumenti di Intelligenza Artificiale generativa disponibili oggi. Sappiamo che servono a generare contenuti: possono scrivere testi, riassunti e e-mail, creare immagini, tradurre lingue, ragionare su problemi complessi o sintetizzare grandi quantità di informazioni. Ma cosa fanno esattamente? E come scegliere quello giusto? L’obiettivo del corso pratico è questo: capire che questi tool non sono uguali e che ognuno ha un talento specifico diverso”, dice Piva. Una volta acquisite le basi, sarà più semplice per le persone adattarsi alle novità che gli strumenti continuano incessantemente a presentare. Anche se lo strumento cambia, le competenze acquisite restano indispensabili per poter migliorare ed evolvere.
Perché la formazione AI è indispensabile oggi
Da anni la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica spingono verso una rapida evoluzione delle competenze richieste dalle organizzazioni, che fanno sempre più fatica a ricoprire le posizioni aperte, un fenomeno conosciuto come “talent shortage”. L’AI sta ulteriormente amplificando il trend. In questo contesto, è essenziale dunque che le persone comprendano l’importanza di aggiornare e migliorare le proprie competenze per rimanere competitivi sul mercato del lavoro. La formazione interna è la strada più efficace che le aziende hanno a disposizione per ridurre lo skill shortage e restare competitivi.
Il futuro va affrontato con consapevolezza e senza paura. A questo proposito, Piva sottolinea che il rischio di sostituzione dell’uomo è al momento privo di evidenze. Piuttosto, senza competenze AI le persone rischiano di vedere avanzare in carriera quei colleghi che hanno deciso di mettersi in gioco seguendo percorsi di upskilling e reskilling.
“Non c’è dubbio che l’impiego degli strumenti di AI nelle mansioni quotidiane porti un aumento della produttività dei lavoratori – sottolinea Piva -. Ma la capacità umana di gestire e combinare diverse mansioni è ancora insostituibile, anche se l’IA può automatizzare alcune attività specifiche. È probabile che nel breve termine l’IA supporti e integri il lavoro umano, piuttosto che sostituirlo. Questo scenario è noto come Job Augmentation”.

