- Le competenze di base sull’Intelligenza Artificiale sono ormai indispensabili in ogni contesto lavorativo.
- L’adozione dell’AI nel lavoro è già ampia: il 44% dei lavoratori italiani la utilizza, trend in forte crescita.
- Tra le competenze più richieste ci sono pensiero critico e capacità di interazione con l’AI.
Occorre saper valutare gli output, riconoscere errori o allucinazioni e formulare prompt chiari ed efficaci. - Sono centrali anche decision-making ed etica L’AI deve supportare le decisioni umane, evitando bias, discriminazioni e impatti negativi su persone e società.
Avere competenze di base nel campo dell’Intelligenza Artificiale è oggi indispensabile in qualunque ambito lavorativo. Non si tratta di diventare esperti, ma di avere consapevolezza delle opportunità e dei rischi: conoscere quello che è possibile fare con gli strumenti, validare un output o valorizzare il ruolo delle persone rispetto alle macchine. La formazione diventa imprescindibile per le organizzazioni, chiamate a sviluppare nuovi modelli di apprendimento per aggiornare in modo continuo e agile le competenze. Diventa dunque fondamentale un’offerta formativa di base flessibile e aggiornata, come quella proposta dalla Digital Management Academy, che include il corso: Intelligenza Artificiale in azione: applicazioni pratiche per lavorare, tenuto da Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence.
Perché le competenze AI sono necessarie per lavorare
Per comprendere perché le competenze sull’Intelligenza Artificiale sono indispensabili basta un dato: già oggi, il 44% dei lavoratori italiani utilizza l’IA, una percentuale in crescita di 12 punti rispetto a un anno fa (fonte: Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano). Attualmente l’uso è prevalentemente basico, come strumento operativo standard o come assistente per compiti ripetitivi. C’è ancora molta strada da fare: secondo lo studio Accenture “Talent Reinventors”, rilasciato nel 2026, solo il 18% delle aziende riesce oggi a trasformare l’adozione dell’Intelligenza artificiale in valore reale. Il motivo è che le organizzazioni si limitano a introdurre nuovi strumenti tecnologici senza un approccio strategico, che richiede di trasformare il modo di lavorare e l’organizzazione aziendale, e soprattutto di investire in formazione AI.
Quali competenze AI cercano le aziende
Anche la migliore tecnologia è inutile se le persone non sanno usarla bene. Il mercato del lavoro oggi fa fatica a trovare esperti con competenze tecniche di AI, ma anche persone con conoscenze di base e con una mentalità aperta all’inevitabile cambiamento del modo di lavorare.
Quali sono dunque le competenze richieste per sfruttare a pieno le potenzialità offerte dagli strumenti di Intelligenza Artificiale? L’Osservatorio HR Innovation ha identificato le principali.
Pensiero critico
Ogni interazione con un sistema intelligente comporta delle conseguenze che vanno tenute in considerazione. Comprendere i rischi dell’IA non è un compito per specialisti, ma una responsabilità di chiunque la utilizzi. Avere pensiero critico significa essere in grado di valutare e analizzare i contenuti proposti dalle soluzioni di IA, riconoscere i limiti dei sistemi e individuare possibili “allucinazioni”, ovvero i risultati che sono plausibili e verosimili, ma errati. Serve riconoscere i segnali d’allarme: risposte incoerenti, stereotipi, conclusioni troppo semplicistiche sono indizi che qualcosa non funziona correttamente. Pensiero critico significa non accettare passivamente le risposte e verificare sempre le fonti e gli output.
AI Interaction
I sistemi di IA generativa sono in grado di interpretare istruzioni fornite in linguaggio naturale, ma questa semplicità nell’interazione può ingannare. Per ottenere il risultato sperato, ovvero una risposta utile e pertinente dal sistema, bisogna avere l’abilità di “dialogare” con i diversi strumenti di AI a disposizione, formulando richieste efficaci, chiare e contestualizzate. Occorre anche saper riformulare la richiesta quando l’output non è conforme agli standard richiesti, con un approccio interattivo che guida il sistema verso l’obiettivo. Nel linguaggio dell’AI, le istruzioni si chiamano “prompt”. La qualità della risposta è direttamente correlata alla capacità di formulare il prompt, fornendo dettagli precisi, contesto di riferimento, indicazioni sul tono e sul formato dell’output che si desidera ottenere.
Decision-making
L’AI dovrebbe essere sempre considerata come strumento di supporto alle decisioni, non come sostituto dell’uomo. In ambiti critici, in particolare, l’intervento umano resta indispensabile. Una competenza che è ritenuta chiave è la capacità di comprendere quando è possibile affidarsi a soluzioni di AI e quando, invece, è più efficace integrare i risultati con l’esperienza umana per prendere decisioni informate e bilanciate. Usare l’intelligenza artificiale in modo sicuro significa trovare l’equilibrio fra fiducia nello strumento e diffidenza.
Etica digitale
Le implicazioni etiche dell’AI non posso essere ignorate da chi la usa. Una competenza chiave è la comprensione degli impatti etici dell’utilizzo di soluzioni di IA sul lavoro e sulla società. Molti algoritmi di intelligenza artificiale apprendono dai dati del passato. Ma se quei dati riflettono disuguaglianze o pregiudizi, il sistema potrebbe ripetere e amplificare tali distorsioni. Il rischio etico si concretizza in output errati, faziosi o ingiusti.
L’organizzazione deve avere la capacità di prendere decisioni consapevoli in merito a questioni etiche legate all’uso della tecnologia. Nell’ambito del recruiting, ad esempio, l’algoritmo potrebbe escludere candidati qualificati o penalizzare persone in base al genere, all’età o all’origine etnica, anche senza intenzione. Nella selezione dei fornitori di tecnologie lungo tutta la catena di produzione della soluzione, per fare un altro esempio, occorre anche considerare l’impegno a rispettare i diritti dei lavoratori. Queste competenze possono abilitare un utilizzo più consapevole, efficace e sostenibile delle soluzioni di AI, offrendo benefici non solo per l’organizzazione, ma anche per le persone che ne fanno parte.

